Settimanale Psicologo Roma : MADRE E FIGLIA

18/03/2018[Indietro]

Settimanale Psicologo Roma : MADRE E FIGLIA

Dalla rivalità tra le donne ai contrasti tra i partners


MADRE E FIGLIA

Dalla rivalità tra le donne

ai contrasti tra i partners


All’ interno del lavoro analitico assisto molto spesso al bisogno di risoluzione del binomio amore rivalità tra madre figlia e viceversa, che alle volte rasenta l’ odio  all’ interno di questa relazione. 


La rivalità della mamma nei confronti della figlia e viceversa, è una condizione più o meno di tutte le donne. Essa viene trasmessa sotto forma di modelli di atteggiamento da società arcaiche fino ai nostri giorni.


La rivalità tra le donne è una questione generazionale, genitorialmente trasmissibile attraverso il vettore della famigliarità, tali modelli vengono veicolati in modalità virale senza fine, gittati dal passato remoto al presente.


All’ interno di questa prospettiva al femminile, tali relazioni vengono impostate in modalità quasi simili, si possono osservare attacchi e controversie dirette, ed indirette, modalità competizioni, invidie e gelosie coatte, tali da sviluppare valenze di aggressività latenti e manifeste, dove l’ atteggiamento iper critico la fa da maggiore.


Originariamente gli attacchi verso la donna in senso lato, trovano la loro origine nelle rivalità madre - figlia, la misoginia ne è una conseguenza appresa da tale conflitto.


La rivalità tra le donne rappresenta l’ induttore,  e l’ istigatore dell’ aggressività verso la donna da parte dell’ uomo.


La rivalità tra le donne è una dinamica formativo al conflitto sociale tra le donne, una dona ipercritica contro l’ altra, propone un modello educativo all’ intolleranza, alla cultura della simmetria e della supremazia.


La madre aggressiva è un formatore, un coach che allena e genera modelli di incomprensioni, di chiusure e distacchi emozionali tali che vengono consegnati da generazioni a generazione, come se fossero atti di proprietà con veri atti notarili.


Rivalità ed amore sono due sentimenti controversi conviventi e contrastanti nella relazione al femminile e la loro coesistenza lascia un conflitto di attrazione e dipendenza.


La rivalità allora da cosa nasce? Essa si struttura sull’ istinto di maternità. Esso viene vissuto come un potere femminile assoluto rispetto al generare ed accudire la vita. La vita che gestirà la donna le conferisce un potere enorme, assoluto, non esiste potere più grande se non quello della gestazione della vita. Chi detiene e gestisce la maternità, con elevata e spontanea responsabilità è solo la donna, l’uomo invece termina e si affievolisce in un piacere fugace. 


È l’istinto di maternità che rende la donna seria, essa investe tutto il suo sentire e la sua passione, è  seriamente sentimentale e tanto più pragmatica e, a giusta ragion veduta, più apprensiva rispetto all’ uomo, ella rappresenta il binomio perfetto tra estrema delicatezza e potenza.


Questo stesso uomo “aleatorio” , rispetto alla sua donna, divenuta mamma, si porrà come alleato di sua madre e di sua suocere, mettendo in scena quella rivalità arcaica tra la madre e la suocera e la nuova figlia acquisita (nuora), attivando un conflitto senza fine sia sulla base di un Edipo maschile non risolto verso sua madre, ma che sulla base della rivalità tra le donne.


All’interno delle nuove coppie spesso si riscontrano questi due conflitti di un figlio invischiato in un conflitto di Edipo madre figlio non risolto ed una rivalità della figlia moglie con sua suocera e con la sua madre di origine. 


Povera la coppia che ignori tali meccanismi, profondamente radicati nella costituzione della sua nuova famiglia.


L’istinto di maternità quindi condiziona la serenità delle relazioni attraverso il suo potere matriarcato.


La serietà dell’ essere mamma, la pone nel posticipare la sessualità a vantaggio della sua maternità, che passa su un piano secondario, favorendo la messa in disparte del suo partner, attenuando il loro gioco attrattivo.


La mamma gelosamente vanta ed ostenta il suo ruolo di accuditrice del suo pargolo, questa sua esperienza diviene il suo assoluto.


La figlia divenuta adulta e mamma a sua volta, si imbatterà con la sua madre originaria in un confronto competitivo sul ruolo, rinforzando la scia della rivalità tra di loro.


L’ istinto di maternità diviene il fulcro delle rivalità  nelle relazioni al femminile, caratterizzando nel suo interno un vicendevole egocentrico narcisistico.


Il problema nasce dalla chiusura all’interno del ruolo della maternità. Ogni donna che fa quadrato in esso, rivendica un potere, si chiude,  smette di essere mamma della sua figlia adulta, da inizio ad una emancipazione di tale ruolo da madre figlia al ruolo di relazione tra donne.


Poter condividere l’esperienza dell’ essere madre, comunicando su di essa, può accadere sul piano dell’ essere donne, esse solo creano un trade union tra le due. 


Una mamma non in grado di guardare nel costrutto della sua anima, se ne è totalmente identificata con essa, non sarà in grado di guardare nell’ animo della figlia. 


Una mamma che conserva la sua capacita di guardare dentro certi vissuti è profonda ed analitica, è capace di capire, tacere, osservare e collaborare in modo sereno, comprende la geometria del concepire, del nascere, crescere , limando sul suo potere.


L emancipazione dalle rivalità, nasce dal riflettete sul come e perché si forma un tale meccanismo, allo scopo di poter spezzare l’ impasse  conflittuale generazionale madre - figlia, cristallizzata e fermo nel passato dei tempi.


La dualità, rivalità - affetto, può determinare e condizionare tutta la vita della relazione al femminile, da doversene fare una ragione, tale da desiderare di voler rinunciare alla madre, e alla figlia, piuttosto che superare un tale diverbio.


La conquista dell’ autonomia, pur essendo una prospettiva molto positiva per la donna, in tal caso è altrettanto negativa se resta insoluto il suo rapporto con la mamma.


Si potrebbe attenuare e risolvere una tale rivalità, imparando ad inquadrarla come non del tutto appartenente all’ attuale relazione, ma andrebbe inquadrata come una zavorra generazionale estemporanea, che non deve e non può centrare con il proprio presente.


giorgio burdi 



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