
Gratitudine
GRATITUDINE
Gratitudine, sentimento conosciuto da pochi e quasi folle per molti: l’arte di riconoscere ciò che di bello esiste, anche quando è invisibile ai nostri occhi. In un mondo viziato, che pretende più di quanto sia giusto avere, di cosa possiamo
essere veramente riconoscenti? Affamati di un traguardo senza percorso, siamo offuscati da standard non autoimposti, come se ciò che non possediamo fosse più affascinante e ciò che ci circonda, mediocre. Questo può dipendere da innumerevoli fattori, come l’abitudine a ricevere sempre ciò che desideriamo, portandoci a pretendere sempre di più da noi stessi e dagli altri, poiché l’ingratitudine coinvolge soprattutto i rapporti sociali.
È più facile vivere desiderando qualcosa di grande che amare ciò che è leggermente più piccolo, ma tangibile. Ci nutriamo di desideri, siamo privi di concretezza; ci è stato inculcato che essere grati significhi accontentarsi. Ma perché? Siamo gli unici responsabili della bellezza che ci appartiene: ciò che viviamo cambia in base al nostro punto di vista. Ecco cosa significa gratitudine: saper colorare una tela in bianco e nero senza doverla necessariamente buttare, trasformare una delusione in una lezione ed essere fieri di averla vissuta per affrontare meglio il futuro.
Siamo fatti di energie: tu decidi cosa attrarre e cosa trasmettere agli altri. L’energia positiva può attrarne altra, e il punto di vista negativo di qualcun altro può essere positivo per te.
Fermati e osserva: c’è sempre qualcosa che possiedi. Prenditene cura, è tua; nelle mani di qualcun altro potrebbe non essere apprezzata. Essa non è solo un sentimento di riconoscenza, ma un vero e proprio strumento di crescita personale,
una risorsa fondamentale in ambito psicologico che aiuta il paziente a non sentirsi solo. Ecco perché andrebbe coltivata con piccoli gesti quotidiani. Oltre ad avere aspetti funzionali, la gratitudine ha un’importante valenza etica: siamo parte di una rete di scambi che non sempre possiamo controllare. Ciò che di buono ci arriva non ci spetta di diritto, ma per grazia o per scelta altrui, un insieme di fattori che ci supera.
Questo ci spinge anche all’azione, ovvero al desiderio di restituire, non necessariamente al beneficiario, ma al mondo intero. Riconoscere e valorizzare ciò che abbiamo trasformando la nostra percezione della realtà, allenare lo sguardo alle piccole cose, attivare una connessione vera , favorire una visione equilibrata e e positiva di sé e gli altri. Essere grati è una scelta.
Valeria De Girolamo
Tirocinante di Psicologia presso lo Studio Burdi Università degli studi di Foggia

Gratitudine e Riconoscenza
GRATITUDINE e RICONOSCENZA
La gratitudine e la riconoscenza rappresentano quegli atteggiamenti attraverso i quali il soggetto diviene consapevole dei propri limiti e delle proprie risorse e riconosce attraverso gli altri, l’ opportunità di arricchimento.
Tali atteggiamenti rappresentano veri e propri valori e sono esattamente in opposizione al narcisismo, all’ introversione e a gran parte di quei disturbi di personalità. La loro presenza o la loro assenza possono essere strumenti per valutare l’ equilibrio, il benessere mentale e dell’ intelligenza di un soggetto.
L’ irriconoscente possiede una personalità apparentemente in relazione, in realtà ha tratti anti sociale, non sa affatto cosa sia o cosa rappresenti una relazionare, si pone come se la relazione fosse una transazione economico – commerciale, si comporta attraverso un opportunismo camuffato. È facile svelare un soggetto con questa modalità comportamentale, egli ha l’ atteggiamento dell’ “interessato” ; dalle sue prime impostazioni, dall’ accanimento delle sue attenzioni, dalle sue innumerevoli intromissioni attraverso continue domande e dal suo graduale distacco e distanziamento. Il suo sguardo all’ inizio appare lusingato, in itinere si spegne, al termine diviene iper critico e distaccato e ciò che all’ inizio appariva affetto si rivela competizione e strafottenza.
L’ ingrato è rispettoso se è indiscreto, si presenta in punta di piedi ma, di li a poco , si rivela oppositivo, rivale ed ingombrante, indaga, è curioso, circospetto, pone domande a raffica, ascolta come un radar, ma non risponde, la sua inutilità risulta inequivocabile, irriverente, è uno di cui si potrebbe tranquillamente fare a meno. Una volta scomparso, non lascia traccia, non lo vedi, ne lo senti più, non lascia di se alcun ricordo, ti lascia il solo rammarico di essere stato svuotato, derubato e violato, la sensazione netta di aver subito un danno.
L’ irriconoscente, prende, consuma e non paga, non lascia nemmeno la mancia, sputa nel piatto in cui ha mangiato, ti usa e poi ti getta, prende ancora e non gli basta mai, fa suo il tuo stile e ti rinnega, non dice a nessuno di averti conosciuto, si vergogna, è il tuo più acerrimo traditore, nel suo egocentrismo non ti riconosce nulla di ciò che hai dato, anzi lo contesta,e se ha imparato, afferma che è suo e ha perso con te solo tempo; ti sminuisce, è un giudice intransigente, è avvilente, ti umilia, è cinico e sarcastico, è un sadico, vorrebbe che scomparissi da lasciar posto alla sua prima donna, è sprofessionalizzante.
È uno sciacallo che si nutre solo delle riserve altrui e come un cleptomane ne diventa padrone, ma in realtà è malato non ha nulla e prima o poi fallisce quando esaurisce le tue riserve. Sorride e complotta sotto sotto, è sornione, lo noti per la sua risata isterica, appare accogliente ma si defila, diventa un fantasma, ostenta conoscenze ma è una fotocopia, ma di suo non ha pen poco, sfoggia deontologia e moralismo, ma per il suo bigottismo viene isolato.
Una gentilezza, una cortesia, un favore, un gesto di cordialità, una stretta di mano, un abbraccio, una carezza, una presenza o una parola detta al momento giusto, possono cambiare il decorso della vita.
In questa epoca di guerre, in cui i le presenze, i valori non si sanno cosa siano, in cui l’uomo viene calpestato, l’ irriconoscenza e la gratitudine sono diventati di moda e la vicinanza e la solidarietà umana sembrano essere diventate estreme e rare eccezioni.

Dire irriconoscente, equivale a dire, parsimonioso, avaro, tirato, tirchio, l’ ingrato non si fa notare, giudica in modo spietato, ma da colpa ad altri, come un ladro del tuo tempo, è incapsulato nel proprio utilitarismo. La gente la frequenta, se è utile.
L’ ingrato è un ladro del tuo tempo, di un tempo che non ha ne prezzo e ne costo, si impasta nelle tue risorse e si crea il suo lievito madre. La sua caratteristica peculiare è scomparire all’ improvviso, si dilegua, non farai mai parte della sua memoria, come se non fossi mai esistito o non ti avesse mai incontrato. Egli non fa storia, non ha una storia, e se ce l’ha è striscia sugli altri come una sanguisuga, si illude, trova il tempo che trova, si nebulizza, è un vuoto a perdere, non c’è, diventa un peso per tanti un pensiero, un assenza che subisci.
Non fa altro che chiedere, lo fa anche con discrezione, ma, se lo cerchi, non puoi contare mai su di lui, trovi l’ aria fritta; se poi dai novantanove, solo per uno, diventi imperdonabile; scompare, poi ritorna e riprende a quattro mani, mette in tasca con destrezza e non sai come perquisirlo. Ha la pretesa di poter disporre di te, come e quando vuole.
Non è per fortuna, ma esistono persone, davvero persone umane, compiaciute di essere così naturalmente generose, consapevoli, alle volte, di farsi derubare, perché essere esseri umani porta con se il rischio e mettono in preventivo l’ opportunità di prendere fregature. Vivono a testa alta con dignità dinanzi a tanta distrazione e poco buon senso.
Il lavoro analitico, ad esempio, non rappresenta solo e semplicemente un lavoro, ma rappresenta una vera e propria rivoluzione e stravolgimento della propria esistenza. Esso, ti cambiala vita perché ti cambia lo stile, lo schema e il modo di essere, di pensare, ti avvicina a te stesso, snrevoticizza, ti rende migliore, assolutamente vicino alla propria natura umana, permette di credere più in te stesso e negli altri, rende migliore il mondo dei rapporti intorno a noi E il mondo degli uomini.
Dall’ oltre oceano avremmo dovuto importare la Festa del Ringraziamento, piuttosto che quella della carnevalata di Halloween. Ringraziamo e siamo grati per tutte quelle gratitudini che ci ritornano, ma vogliamo restare attenti per tutti coloro che le sfruttano.
È vero che, Il bene è per sempre, fa del bene e scorda, il bene rimane, non fare mai omissione di soccorso, aiuta il prossimo, ma iaggiungerei, fa tutto ciò che è nella nostra natura, ma fa attenzione nel comprendere, verso chi ti rendi così tanto disponibile, “non dare le perle ai porci”.
giorgio burdi
Continua
