
L’ Attesa
L’ATTESA
Viviamo spesso il tempo come una risorsa economica che deve produrre, servire, rendere. Quando ci capita di essere costretti ad aspettare, che sia in una sala d’attesa, nel traffico o tra un impegno e l’altro, la sensazione è quella di stare buttando via qualcosa di redditizio.
Così, quando siamo costretti ad attendere, la prima sensazione è quella di stare perdendo qualcosa. Eppure, se ci pensiamo, quel tempo che giudichiamo perso potrebbe essere l’unico che davvero ci appartiene.
Nel libro La malattia del tempo, il dottor Burdi parla di un tempo diverso, un tempo che non coincide con l’utile ma con l’intimo.
Lo definisce “un varco di passaggio per riflettere”, uno spazio che non produce, ma permette di incontrare se stessi. Quando non stiamo svolgendo un’attività precisa, quando non stiamo producendo o rispondendo ad una richiesta, sentiamo da un lato la voce che ci ricorda che dovremmo fare di più, dall’altro una voce più profonda che ci chiede di fermarci, di riposare. L’attesa diventa così non solo il tempo che passa, ma conflitto tra il dovere e il bisogno.
Nel testo, il dottor Burdi parla del “sentirsi osservati” come metafora del sentirsi sempre in dovere. È come se ci fosse uno sguardo interno che giudica ogni pausa, ogni momento non produttivo.
Restare in attesa significa allora sottrarsi, anche solo per un attimo, a quell’obbligo costante di dimostrare qualcosa. Dovremmo iniziare a vivere l’attesa non come una perdita di tempo, ma appunto come un tempo diverso. Un tempo in cui ci riappropriamo del diritto di non fare niente.
Forse il disagio che proviamo nasce dall’idea che il nostro valore coincida con ciò che facciamo. Se non stiamo facendo nulla, allora stiamo fallendo. Eppure l’attesa ci insegna che non tutto deve servire e accettarla significa ammettere di non avere controllo su tutto, significa imparare ad accettare l’incertezza.
E forse non è il tempo a mancarci davvero, ma la capacità di abitarlo senza sentirci in difetto.
Ilaria Bellini
Tirocinante di psicologia presso lo studio Burdi
Università di Foggia


