
La Carezza
Il potere di una carezza
Durante la mia esperienza di tirocinio dal dottor Burdi, mi è capitato spesso di ascoltare racconti di una specifica dinamica genitore-figlio a me molto familiare. Genitori che sono sicuri di esprimere al meglio il loro amore verso i figli, sostenendo di non far mancare loro mai nulla: un piatto caldo, vestiti puliti, un tetto sopra la testa e piaceri vari. Ma a volte si dimenticano di uno dei bisogni fondamentali, ovvero il contatto fisico.
Una semplice carezza, un abbraccio, un bacio hanno un potere enorme e sono fondamentali per costruire un legame forte e duraturo con i propri figli, per insegnare loro una maniera sana di amare e renderli più sicuri di loro stessi.
Per dare le prove di questo concetto, il dottor Burdi cita spesso nelle sue sedute di gruppo un esperimento degli anni ’50 condotto da Harry Harlow. Questo psicologo studiò il comportamento dei cuccioli di scimmia separati dalla madre subito dopo la nascita e notò qualcosa di significativo. Crescendo in isolamento, questi piccoli diventavano ansiosi, solitari e incapaci di relazionarsi con i loro simili.
Da questa osservazione nacque un esperimento. Harlow inserì nelle gabbie con i cuccioli due madri surrogate: una di fil di ferro, dotata di biberon, e una di pezza, morbida al tatto ma priva di cibo. Molti si aspetterebbero che i cuccioli andassero dal fantoccio con il cibo. Invece si aggrappavano alla madre di pezza, avvicinandosi a quella di ferro solo per mangiare, per poi tornare subito al calore della stoffa. Il messaggio era chiaro: cibo e cure non bastano a costruire un legame e a crescere degli individui forti ed indipendenti. L’affetto è un bisogno primario.
Io, non essendo genitore, non posso sapere cosa significhi non riuscire ad abbracciare il proprio figlio. Ma sono figlia, e durante l’infanzia quella carezza mi è mancata. È un gesto così semplice, eppure per molti diventa complesso, quasi ridicolo. E non averlo ricevuto mi ha costretta a imparare da sola cosa sia l’amore e come dimostrarlo, spesso sbagliando. Effettivamente in quelle scimmiette un po’ mi ci rivedo, riconosco di essere molto ansiosa, poco sicura di me e spesso metto in dubbio l’affetto delle persone che mi circondano. Adesso, a mia volta, fare una carezza mi costa tantissimo, e riceverne mi mette in imbarazzo, ma sto imparando a rompere questo schema, che probabilmente va avanti da generazioni.
Sicuramente anche i miei genitori hanno subito lo stesso trattamento e hanno assimilato questa forma d’amore come l’unica possibile. Sta a me, adesso, interrompere questo processo e imparare ad amare a pieno, senza la paura di una semplice carezza.
Ilaria Bellini
Tirocinante di psicologia presso lo studio Burdi
Università di Foggia


