
Rinascere Offline
Ho disinstallato YouTube, Instagram, Facebook e TikTok. L’ho fatto e sono felice, sento una leggerezza nell’aria.. La leggerezza di poter essere me stessa, senza il peso della perfezione altrui, che francamente ha stufato.
Sono tutti belli, tutti bravi, tutti tutto. E io? lo chi sono, cosa sono, come sono?
Devo davvero rispondere a questa domanda sulla base di chi sono gli altri, di come sono e di quante cose fanno?
Da quando la vita altrui ha cominciato ad essere più importante della nostra? Ve lo dico io, da quando esistono i social. Per carità sono una trovata geniale, ma anche una condanna. Come qualsiasi cosa nella vita, tutto necessita equilibrio, un equilibrio che con il passare degli anni nell’ambito delle comunicazioni è stato ampiamente distrutto.
Non c’è più limite oltre il quale non si può andare: possiamo pubblicare e vedere qualunque cosa.
“In questa condizione, l’uomo vive una sorta di sonno collettivo, in cui la percezione della realtà è superficiale, il desiderio è imitativo, e la felicità appare soltanto come il riflesso opaco di ciò che la società ha già definito come desiderabile.”

Perchè mai dovremmo desiderare qualcosa solo perchè desiderio di altri? Per sentirci parte di qualcosa, per sentirci accettati dal mondo.
“Ma questa rassicurazione ha un costo psicologico altissimo, poichè implica la perdita definitiva della propria voce personale, delle proprie intuizioni, dei propri desideri autentici, fino ad arrivare a non riconoscere più se stessi.”
Non è semplice svegliarsi da questo stato di sonno profondo, ma è possibile, a piccoli passi, riprendere in mano la propria unicità. Da cosa partire? Eliminare quel soggetto di confronto costante e irrealistico pò essere un buon inizio.
Togliamo dai nostri occhi le lenti da riposo e mettiamone un paio con la giusta gradazione, la nostra. Inizialmente potrebbe venirci un gran mal di testa, ma pian piano cominceremo ad apprezzare il mondo in qualità HD.
federica alfonso
Tirocinante di psicologia università di Foggia presso lo studio burdi

