
Avere un padre diffidente significa crescere accanto a una figura che non si fida, che mette in dubbio parole, intenzioni e gesti. È un padre che teme di essere ingannato e per questo controlla, interroga, trattiene.
La diffidenza si trasforma in un modo di guardare il mondo e non resta confinata al rapporto con il genitore, ma si espande in molte altre relazioni. Da adulto, senza accorgertene, puoi riprodurre con il partner ciò che hai visto in casa: diffidenza, sorveglianza, paura di abbassare la guardia.
Spesso, in maniera del tutto inconscia, si finisce per scegliere partner che confermino quella diffidenza entrando in relazioni con persone ambigue, non trasparenti…situazioni che rendono “giustificata” la propria sfiducia. La coppia viene avvelenata dal sospetto, dal controllo e si trasforma in un campo di battaglia.
È essenziale riconoscere questo meccanismo in modo tale da comprendere che la diffidenza verso il partner è il riflesso di ciò che si è vissuto con il padre e non necessariamente la realtà del rapporto attuale.
Bisogna allora chiedersi: “voglio continuare ad amare con gli occhi della diffidenza (ereditata) o provare a costruire uno sguardo nuovo capace di fidarsi?”.
Liberarsi dagli schemi radicati non è facile ma è possibile.
Attraverso il lavoro su di sé è possibile imparare a distinguere ciò che appartiene al padre e al passato, da ciò che invece è reale nel partner e nel presente. Questo complesso passaggio apre la possibilità di costruire relazioni meno segnate dalla diffidenza.
serena locorriere
tirocinante di psicologia presso lo studio burdi università statale di foggia
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