
Il Numero Uno
IL NUMERO UNO
Ostetrica dell’anima
Il Numero Uno appende al chiodo la sua maschera, mette a nudo la sua opera d’arte, è vero, autentico, è sé stesso, aspira al confronto, è reattivo, non disdegna il dolore, che considera zona intima, né il conflitto, e ritiene entrambi occasioni di crescita, si inoltra nei suoi fondali, ci nuota, si immerge, va a fondo più del profondo, va in apnea e sa riemergere, chiede e richiede a chi non risponde, non molla l’osso, attraversa il buio e vede la luce lì dove non c’è, non teme il problema, lo considera la soluzione, non lo schiva, gli va incontro, si impatta, affronta chi lo evita, non procrastina, è nemico dell’ambiguità, dell’ipocrisia, dei sotterfugi e delle incertezze, svela il non detto, è insolente, ama l’indicibile.
Il Numero Uno convive con la verità, aborre la menzogna, ha lo sguardo di un hacker, ti guarda dentro, ti svela, ma è discreto, è veemente, impertinente, è ironico, esprime l’inammissibile, ama le trasparenze, non si nasconde, non spettegola sugli assenti, perché affronta i presenti, va controcorrente, in avanscoperta, è in prima linea, non attende nessuno e non decide per gli altri, è intraprendente, non teme l’errore pur di non lasciare nulla di intentato, osa sempre, elogia l’incoerenza, sgama l’impostore e l’imbroglione, il serpeggiante e il millantatore, l’opportunista, non si cura di chi ostenta, perché è preso dalle proprie risorse e meraviglie.
Il Numero Uno non conosce potere se non quello della parola per ogni sibilo e brivido di vita, dialoga sempre, ascolta tanto, ma ti tiene testa, l’ultima parola è sempre la sua, non ha paura di rispondere, si confronta, schivare il conflitto genera ansia, la risposta è il suo potere, è collaborativo, non è corruttibile, né omertoso, né connivente, non è convenzionale, perché la sua legge è la differenza, la simmetria è dittatura, non si lascia manipolare, è comprensivo, osservatore e creativo, improvvisatore, stupisce, non giudica, è un acceso ribelle contro gli stereotipi, non abita le consuetudini, né le convenzioni o i dogmi, non è superstizioso, non ha convinzioni e, se ne ha, preferisce averne infinite.
Il Numero Uno sa mettersi in gioco, cambia angolo di veduta, va in retromarcia, in divieto d’accesso, è nauseato dal senso unico o dai luoghi comuni, sa mettersi in discussione, coltiva l’arte del dubbio, rivede gli schemi di gioco, va al contrario, a ritroso, sottosopra, di sbieco, di lato, prende la tangente, fintanto che la strada non la trova. Non è diffidente. Alla richiesta di consigli risponde: “Tu cosa senti?”, perché la sua esperienza non è legge, perché la strada è sempre personale. È un ostetrico che fa partorire sé e chi ama e adora, quando ognuno è sé stesso; accoglie, fa silenzio, è attento ed è empatico e comprensivo, dedito, raffinato, diplomatico, incisivo e molto affilato.
Trova il bandolo della matassa, il filo di Arianna, mette tutti d’accordo, è in grado di tenere insieme e riesce a non tener fuori nessuno, sa farsi contestare, ridisegna il ricamo e ricalcola il percorso, è un leader, conosce l’esperanto, parla l’emozione ed è lontano, diverso, ma vicino a tutti, misterioso, lucida la buccia, ma ama la sostanza, è un uomo di contenuti, ma è anche molto pragmatico e carnale, è raffinato ma anche sguaiato, passionale e meditativo, ha sempre tanto da imparare, ci rimette in prima persona, piange, si commuove, si dispera, si incazza e ride a crepapelle, senza nascondersi la faccia.
Il Numero Uno non conosce vergogne, né imbarazzi, è umile, ma va a testa alta, è difficile umiliare l’umile, è astuto, assertivo, imbarazza i sensi di colpa, essi lo temono, fa loro paura, non sanno come incastrarlo, sono austeri, scoraggiati, lo guardano con le braccia scadute, accudisce e dà una mano a tutti, non si lava le mani, ma non si sostituisce a nessuno e alle responsabilità altrui, restituisce loro la dignità di potercela fare, condivide i pesi, ma non lascia che diventino un peso, non è la loro stampella, né il loro bastone, non si lascia ammorbare, si flette, è malleabile, ma non si spacca, è uno speleologo del profondo, uno specialista del problema, un ricercatore del minimal e dell’essenziale, un revisore delle origini, appassionato delle radici curative, avvia la svolta, non fa ostruzionismo né demagogia, non fa lo struzzo, non nasconde la testa sotto la sabbia, riconosce le sabbie mobili dell’effimero.

Il Numero Uno non si scoraggia e non si sconcerta dinanzi alle cadute e alle ricadute, ma, come un bambino, è temerario, si rialza sempre con il gioco tra le dita, si scortica, si rimette sempre in piedi, si disinfetta, torna a giocare, a camminare, a correre e ad avventurarsi nelle sue bizzarrie. Per quanto sia stato vittima del suo passato, sa che non lo potrà addebitare o accreditare sempre a nessuno, né potrà cambiarlo; potrà solo usarlo per trarne vantaggi, per vivere meglio e rinforzare il suo presente. Il Numero Uno è l’uomo del qui ed ora, il suo hic et nunc è il suo cibo, tutto il resto non esiste, è già stato defecato, è fuori luogo, è fuori tempo, è già partito, la memoria è deceduta e non serve preoccuparsi, ma occuparsi solo adesso.
Considera i sintomi un GPS, la via da ricalcolare, per cambiare rotta, per superarli, una mappa per uscire dai suoi labirinti teatrali incastranti, è un uomo di lealtà, ancor più di realtà; i suoi piedi sono ben saldi sul suo selciato con l’anima slanciata oltre i confini del proprio fango.
Se vuole emanciparsi, dà valore alle sue origini, non perde tempo sui social nel guardare gli altri, si cura da dentro, se sbaglia non dà colpa a nessuno, né al suo carattere, al proprio destino, alla fortuna o alla sua sfortuna, perché è determinista, decide, comprende, sbroglia le matasse e agisce sugli eventi, fa di tutto per non subirli, non fa auguri di buon auspicio o di speranza, ma crede che si cambi solo rimboccandosi le maniche.
Sa assumersi molti doveri, ma sa che dovrà prima o poi votarsi e abdicare al piacere e ai suoi desideri se non vorrà soccombere, porta a compimento ogni sua opera, che diventa titanica per una vita stellata ma, senza gli slanci verso i suoi desideri, ogni attitudine viene sgretolata.
Il Numero Uno sa che la sua felicità ha sempre un costo, quello dei suoi fallimenti precedenti, e che una volta felice dovrà ricominciare di nuovo, per altri obiettivi: non c’è felicità senza costi e non ce n’è una che non venga prima pagata, perché ogni felicità porta con sé un peso e una sua fatica, essa gira su un cerchio e rigira senza fine tra sconforto, gioia e fallimenti. Il motore di ogni felicità è la sua stessa fatica.
Fa paura alla paura, è capace di morire, per questo sa vivere. Non perde tempo dietro alle malattie o alla morte, perché ha troppa fretta di vivere, considera l’ipocondria il collare del mulo, il coraggio che l’ipocondriaco non ha di cambiare e di ripercorrere il tunnel della sua solitudine; si perde e si ritrova, non teme il deserto intorno né di essere lasciato solo, si smarrisce, è fiducioso di ritrovarsi, è sereno, e, nel caso, esplora territori tutti da scoprire con le sue nuove avventure, non si preoccupa, e se talvolta teme la propria solitudine, dovrà cercare il mostro che vi si insinua.
Per poter amare gli altri, il Numero Uno ama per primo sé stesso, come in aereo, dove, nel caso di improbabile ammaraggio, si indossa per primo la maschera per l’ossigeno, per poi aiutare chi è accanto. Smette di cercare consensi e conferme, finché non comprende che la sicurezza è già insita in sé, perché ha sempre la propria voce da interpellare. Vive sul suo assetto, sulla propria perpendicolare, lancia il piombo sulle sue oscillazioni, recupera il suo baricentro, ritrova l’equilibrio e ridisegna le geometrie delle sue relazioni.
Sta bene con sé e pertanto sta bene con tutti; se riesce a guardarsi allo specchio, a sorridere e a dirsi: ti amo, sa valorizzare gli altri, per quanto valore si dà.
Per tutti noi, gli altri valgono per quanto fango, piombo o carati ci diamo; il Numero Uno è fiero, è grato alla vita e vive bene. Il Numero Uno è la sua stessa rivoluzione che cambia il mondo intorno a sé: perché il Numero Uno è l’immagine che torna alla Sua Immagine.
Giorgio Burdi
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